Nella mia esperienza, è sempre stato difficile tener lontano il sesso da un colloquio di gruppo con maschi italiani. Gli italiani amano parlare di tre cose, in ogni momento della giornata e della settimana: calcio, sesso e politica. E di poche cose sono così altamente incompetenti come di calcio, sesso e politica.
I calciatori da noi fanno ormai miracoli, e hanno sostituito i santi nel guarire gli storpi o far partorire donne sterili, o curare il cimurro con l’imposizione, non delle mani, ma di un autografo.
Sepolto Marcello Mastroianni, il sesso è diventato appannaggio indiscusso degli inglesi, a loro dire macchine erotiche di resistenza inusitata. E se prima si andava a Londra per abortire, adesso ci si va per imparare come si fanno i bambini.
La nostra politica nazionale parla da sé.
E qui ricominciamo con la barzelletta cui sopra. La collega tedesca ci spiega come per
Per l’inglese la rasatura è un incidente di percorso che guasta l’entropico disordine delle brufolose facce degli adolescenti. Gli americani dicono, oh sì, questo è anche in America.
Per la francese, la rasatura con le lame è vissuta con un esasperante richiamo ad un senso di tentata castrazione operata dalla figura materna. Gli americani dicono oh sì, questo lo dice anche Woody Allen.
Dunque,
La cliente, Paola M., carinissima, ci invita tutti a cena in un ristorante dal nome vagamente celtico o provenzale: scopro che invece è dialetto sardo, e quando cercano di ammannirmi una “caprese” declino cortesemente l’invito perché la mozzarella ha visto giorni migliori, e i pomodori troneggiavano un dì sulla mensa di De Gaulle. In compenso, se volete, il piatto nazionale è la raclette, un po’ triste e acquosa, ma almeno svizzera. Oppure potete indirizzarvi verso una pletora di ristoranti italiani, marocchini, portoghesi. Ah, si, dimenticavo, qui il portoghese se la batte un po’ come lo spagnolo a Denver. Lo senti parlare dappertutto. Per fortuna anch’io parlo bene il portoghese, altrimenti se chiedevo un caffè in francese, lingua ufficiale, qui non mi capiva quasi nessuno.
Il lavoro è stato veramente bello, capire come gli adolescenti vivano il loro mondo e la società intorno, e come
Stralci
Ecco, qui di seguito ci sono un po’ di stralci sparsi, che ho piluccato qua e là dal mio libro.
1.Un pesce di nome Wanda
Sembravamo la barzelletta dell’ “allora, ci sono un tedesco, un francese e un italiano…”. Siamo a Ginevra per una presentazione di un lavoro internazionale per una famosa marca di lamette da barba. Siamo quattro ricercatori di queste nazionalità, un esercito di clienti, e l’agenzia di ricerca americana che coordina il tutto. Il clima è goliardico, perché quando ci sono gli americani a coordinare i lavori ogni aplomb professionale va messo da parte. Si ride, si fa vedere con attenzione che si sta ridendo, anche se non ci hai capito niente di quello che dicono. Gli americani sono in verità anche assai in gamba nel lavoro: dono del loro pragmatismo forgiato nella rigidità protestante, o nei rigori delle corse all’oro: vedono “cose” in metà tempo di noi europei, sfrondano veli e allori, e arrivano al nocciolo. Un nocciolo sempre “profitable”, ma tutti noi siamo pagati per questo. Onore al merito.
Ho sempre avuto la curiosità di studiare tecniche nuove ed “eretiche”, che descrivo, e di andare controcorrente: a navigare di bolina son buoni tutti!
Per inciso, non ho mai messo piede su una barca in vita mia: quelle che ho appena usato sono metafore. Volete sapere cos’è una metafora, o roba simile? Sta tutto sul mio libro. Ma ci sono anche le stravaganti dissertazioni che da anni tengo in conferenze per un’associazione internazionale, Esomar, e ci troverete anche ricette di cucina, appunti di semiotica dell’advertising, notazioni su una “Roma Sparita” o sulla “Swinging London”, voli pindarici di turismo – lo sapevate che a Zurigo la lingua ufficiale è il portoghese? O che se a Tokyo parli a un tokiese e quello sta ad occhi chiusi non sta dormendo, ma è il suo modo di prestare la massima attenzione?
Insomma, queste sono alcune delle cose di cui parlo nel mio libro, e che ho sparso qui di seguito per darvi un’idea sia del suo contenuto che della prosa – forse irriverente – che lo infioretta, nel desiderio di trasmettervi lo spirito che lo ha animato: raccontare senza prendersi troppo sul serio la vita di un essere umano - simile a quella di tante altre vite - che da anni naviga in questo strano oceano di bolle di sapone che è, appunto, la ricerca di mercato.
Grazie.
Ho sempre avuto la curiosità di studiare tecniche nuove ed “eretiche”, che descrivo, e di andare controcorrente: a navigare di bolina son buoni tutti!
Per inciso, non ho mai messo piede su una barca in vita mia: quelle che ho appena usato sono metafore. Volete sapere cos’è una metafora, o roba simile? Sta tutto sul mio libro. Ma ci sono anche le stravaganti dissertazioni che da anni tengo in conferenze per un’associazione internazionale, Esomar, e ci troverete anche ricette di cucina, appunti di semiotica dell’advertising, notazioni su una “Roma Sparita” o sulla “Swinging London”, voli pindarici di turismo – lo sapevate che a Zurigo la lingua ufficiale è il portoghese? O che se a Tokyo parli a un tokiese e quello sta ad occhi chiusi non sta dormendo, ma è il suo modo di prestare la massima attenzione?
Insomma, queste sono alcune delle cose di cui parlo nel mio libro, e che ho sparso qui di seguito per darvi un’idea sia del suo contenuto che della prosa – forse irriverente – che lo infioretta, nel desiderio di trasmettervi lo spirito che lo ha animato: raccontare senza prendersi troppo sul serio la vita di un essere umano - simile a quella di tante altre vite - che da anni naviga in questo strano oceano di bolle di sapone che è, appunto, la ricerca di mercato.
Grazie.
E così vi racconterò, anche attraverso tanti “intermezzi” che inframmezzano il testo, piccole storie come quella del cliente che mangiava le penne, di come una diapositiva sparata ad un decimo di secondo possa salvare una ricerca, e di come niente invece può salvarvi da un cliente insoddisfatto perché gli intervistati hanno parlato male del suo prodotto. Di un cliente che russava davanti agli intervistati, di intervistati bugiardi o commossi, di lavori “alimentari” come diceva Simenon, o che lasciano invece ricordi indelebili.
O ancora di come è fatta una ricerca, come nasce e cosa serve per farla andare avanti, e possibilmente bene.
Certo, la vita che vi racconto è stata tutta stramba, vivevo in una comune “rivoluzionaria” sessantottina, lavoravo in cento posti diversi e studiavo sociologia, per un pelo non sono entrato nelle Brigate Rosse, campavo dipingendo soldatini di piombo negli anni di piombo, e poi timidamente prima, e via via con successo, mi sono incamminato nel mondo della ricerca di mercato.
Un mondo che rispetto e che mi dà da vivere, ma del quale parlo e parlerò sempre scherzandoci su, perché è una cosa seria ma anche tanto buffa allo stesso tempo.
Ho anche avuto un gatto, e si chiamava “Id”, se a qualcuno può interessare.